Lo stile di vita in Valle Varaita.

I prodotti della stalla, del campo e del bosco, erano necessari per un autonomia di autosufficienza. Determinante era l’allevamento, lana, latte e carne oltre alle necessità famigliari erano anche destinati alla vendita. Una rendita d’impresa, determinata dalle braccia disponibili in famiglia e reinvestita in altro bestiame o in terreni. Una gestione economica basata sull’autoconsumo: infatti la dimensione della stalla era proporzionata a quella del fienile e non viceversa. Stesso rapporto anche per la struttura e dimensione della casa: animali e uomini condividono lo stesso tetto, un abitudine diffusa in tutta l’area alpina occidentale. Man mano che si sale verso l’alto, i materiali da costruzione diventano più solidi e grandi, per sopportare le abbondanti nevicate e contenere foraggio necessario per passare i lunghi inverni. La casa della Valle Varaita è caratterizzata da ampi tetti in lose, travature possenti, sostenute da massicci muri di pietra con un numero limitato di aperture per non indebolire la struttura.

L’elemento abitativo dell’uomo risultava limitato ad una zona notte spesso utilizzata anche come deposito per granaglie. Si aggiunge un locale per il fuoco domestico utilizzato per cucinare. D’inverno, letti e focolare, trovavano posto in una parte della stalla eccedente le esigenze degli animali, usanza durata fino a metà del secolo scorso. Agli occhi di oggi potrebbe sembrare un arretratezza culturale ed economica, in realtà era una scelta di risparmio energetico: si sfruttava il calore animale unito al fuoco, alimentato dalla legna da ardere considerato un elemento prezioso. Le comunità dell’alta valle, Bellino Pontechianale, Casteldelfino, erano tutt’altro che povere ed emarginate, grazie anche agli introiti ottenuti tramite l’emigrazione stagionale, praticata per sottrarsi alla forzata inattività invernale, più che ad un esigenza economica. Con la bella stagione si riprendevano i lavori di campagna. A Bellino esistevano case utilizzate in primavera e in autunno per il pascolo, per la semina e la mietitura, e quelle più in alta quota, destinate all’alpeggio con dimensioni e strutture adeguate all’uso che se ne faceva. Le case ancora esistenti vanno dalla seconda metà del settecento (post guerre di devastazione della valle) fino ai primi del novecento dove la tradizionale economia agro-pastorale era entrata in crisi. Tratto da: I mobili tradizionali della Valle Varaita edizioni Fusta www.fustaeditore.it

 
I mobili in Valle Varaita

 I mobili erano considerati elementi di utilità, prestigio, espressione, e affettività. Chi non poteva commissionare i mobili ai falegnami li realizzati in casa: c’erano i tempi per fabbricare e quelli per decorare, tempi per stagionare il legno, tempi per lavorare all’aperto e tempi per lavorare al chiuso. Con l’arrivo dell’inverno, dopo aver riportato a casa il bestiame dall’alpeggio, chi non varcava le Alpi in cerca di occupazione invernale, si occupava della produzione di utensili per il lavoro e la casa, di mobili per sostituire quelli vecchi o per un matrimonio o per una nascita. Il legno si lavorava nelle stalle, vicino ai focolari, gli oggetti e mobili necessari erano pochi: un giaciglio, un focolare, qualche contenitore per riporre oggetti di casa e cucina. L’animo umano riusciva ad esprimersi anche su oggetti che a prima vista sembrano destinati ad un esigenza di puro utilizzo, mobili e oggetti posseduti presentavano significati intrinsechi che trascendono la specifica funzionalità, per chi li possedeva assumevano un senso identitario sia su scala individuale che sociale.

Non a caso su certi mobili si trovano scolpite le iniziali del costruttore e/o del proprietario. In caso di guerre o difficoltà, i pochi averi dovevano essere facilmente trasferiti e riposizionati in mobili a forma di cassoni che si potevano trasportare facilmente. All’interno delle abitazioni gli stessi contenitori avevano funzioni diverse: come piani di appoggio oppure per riporre indumenti e anche per sedersi. Erano i mobili più utilizzati. Quando condizioni economiche e situazioni storiche permisero più tranquillità, le case divennero luoghi sicuri e duraturi, anche i mobili cambiarono misure e prospettive. Ad esempio ai semplici giacigli si sostituivano i letti, dato che il dispendio di energie e materiale per costruirli non sarebbe più andato perso. I mobili più significativi di benessere furono le credenze, si affiancarono ai rudimentali mobili per custodire grano e farine, diventando simbolo delle cucine.                Tratto da: I mobili tradizionali della Valle Varaita edizioni Fusta www.fustaeditore.it

Accanto a mobili e oggetti di uso comune c’erano quelli costruiti per esigenze particolari: fusi per filare, battitori, i cofanetti (erano spesso regali che si facevano alle fidanzate), la casse dotali dove le ragazze disponevano il loro corredo. Un valore affettivo lo assumeva la culla, scolpita a volte con il nome del bimbo. Le grandi sedie con lo schienale ricurvo vicino al focolare ricordano le stagioni invernali e la veglia degli anziani padroni di casa. La lavorazione del legno era pratica prettamente maschile, le donne si dedicavano a realizzare merletti e manufatti in stoffa. Per realizzare un mobile si utilizzavano le sezioni degli alberi. L’esigenza di non sprecare era più importante delle precise proporzioni geometriche con un risultato che oggi è apprezzato come "autenticamente popolare". L’esigenza di fornire al mobilio la sua funzione si mescolava a risparmio e parsimonia. Il legno usato era il solido larice, mentre le porte e i frontali erano in pino cembro, più facile da lavorare e scolpire. Le derrate erano custodite nella credenza, generalmente composta da due elementi sovrapposti, alcune in basso avevano un cassone con un coperchio ribaltabile  inclinato ed era utilizzato per impastare il pane o le raviole.

La parte superiore era una vetrina che fungeva da piattaia. Tavolo e sedie difficilmente erano usati per consumare i pasti, di solito si desinava vicino al fuoco del camino e in estate all’aperto. Il tavolo serviva come base d’appoggio per cucinare, per la lavorazione del latte e spesso aveva una prolunga a ribalta e un cassetto usato per versarvi la polenta. L’armadio, arrivato in seguito, era una concezione moderna dell’usuale cassone per riporre i vestiti, che assolse il suo compito fino alla fine del XIX secolo. Evoluzione dovuta anche al progressivo arricchimento delle famiglie e dall’esigenza di maggior spazio. Nei fienili si trovava il mobile più capiente della casa: lungo circa 2 metri e fino ad 80 cm di profondità. Serviva per riporre il grano e i cereali, realizzato con spessori consistenti e rinforzati per il peso che doveva contenere. Nella casa d’alpeggio l’arredo era più semplice, si limitava ad uno stagiero a muro al posto della credenza, tavoli con gambo frattino e un semplice giaciglio. Tratto da: I mobili tradizionali della Valle Varaita edizioni Fusta www.fustaeditore.it

Il simbolismo degli intagli

Le decorazioni incise rappresentavano come si era formato il linguaggio della memoria storica umana. La loro arte esterna un appartenenza culturale. L’elemento primordiale e fondamentale che troviamo scolpito è il sole. Espresso da un cerchio e dal disco raggiato a sei o otto punte. Ad esso si collega il rosone, presente in tutta l’arte popolare, evoca l’irradiamento, la vita. Altra immagine è la ruota, sinonimo figurativo della perfezione solare. Alla ruota si collega la rosa o la rosetta a 4 punte che evoca l’immagine della croce cristiana. In simbiosi con il sole, cuore pulsante della vita, c’è il cuore, elemento fondamentale dell’uomo, è raffigurato un po’ ovunque, su casse, bauli, oggetti, serrature. Numerose sono anche le stelle incise, in riferimento alla volta celeste, alla speranza, alla divinità, alla luce nel buio. Quella a 5 punte evoca la figura umana, quella a 7 riporta alla perfezione numerica e l’armonia nel mondo (somma numero lati quadrato e lati triangolo). La spirale, curiosa e particolare, nella sua forma ciclica rappresenta speranza, ottimismo, fecondità (se rappresentata nella doppia spirale). Anche le linee continue o spezzate corrispondono a ciò che si può osservare nella natura. La vita se sono ascendenti, la morte se sono discendenti. Nelle loro stilizzazioni possono rappresentare le fiamme e l’inferno. Le decorazioni floreali come le rose, stilizzate, sono un portafortuna. Le decorazioni a denti di lupo di sega, o modulazioni ondulatorie rappresentano l’acqua che scorre. Le decorazioni erano firme e testimonianze che rappresentavano un sentire profondo e una visione poetica della vita, una voglia di esprimere la storia dell’esistenza, nonostante le difficoltà della vita. Tratto da: I mobili tradizionali della Valle Varaita edizioni Fusta www.fustaeditore.it

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